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Dov’è l’umano?

 di Virginia Varriale 


Io, cosa?

Io, io, io … ancora io … dice l’uomo!

“Dovunque si arrampichi è inseguito da un cane chiamato Ego”, 

diceva non a torto il folle filosofo.

 Ma che cosa sono mentre divengo?

Ognuno vorrebbe essere come vuole, ma non sempre si è, 

quasi mai si riesce a essere veramente se stessi, 

allora diventa forte il desiderio di poter essere, 

di tentare di mandare in frantumi quella maschera che ogni giorno porto,

 a volte a fatica, a volte la sento più leggera, 

a volte mi soffoca, mi toglie l’aria, 

quell’aria che vorrei inghiottire a sorsi pieni 

per tornare a RE-SPI-RA-RE.

Ma qui non sono solo! 

Vi vedo! Scorgo in penombra i vostri volti. 

Chi siete?

Ah già … siete come me, esseri umani.

Ci hanno insegnato che ci distinguiamo dagli animali perché siamo capaci di pensare, 

di parlare, di modificare l’ambiente per soddisfare i nostri bisogni, 

capaci di creare cose meravigliose … 

Pensate alla Venere di Botticelli, o all’Inno alla gioia di Beethoven,

 o alla Penicillina, o alla Costituzione e tanto altro: 

non ne potremmo più fare a meno ….

 Eppure …. Eppure …. Mi chiedo 

 - se penso a questo mondo che abbiamo modellato noi –

 DOV’E’ L’UMANO?

Lo ripeto – DOV’E’ L’UMANO?

In nome di quale HUMANITAS

ci sono guerre legittime e altre crudeli?

Quale HUMANITAS preserva alcuni a scapito dei restanti?

Quale testo è più sacro di un altro se sacra è solo la vita?

Quali mani possono uccidere e quali solo difendersi?

Quali bambini sono innocenti e quali colpevoli?

Quale striscia di terra  può sanguinare rispetto a tutte le altre?

Non c’è l’essere umano se altri non sono liberi a causa sua.

Noi tutti abbiamo perso l’umanità.

Anche se non ci sporchiamo le mani, 

li assassiniamo tutti i giorni con l’indifferenza o con il silenzio,

abbiamo imparato ad anestetizzarci contro il dolore altrui.

Siamo troppo presi dal riflesso di noi stessi 

e siamo pronti a danzare, malgrado tutto.

In mezzo al mare 

innanzi a un muro

dietro un velo

di fronte a un pugno

NOI ALTRI DOVE SIAMO?

Il mondo sembra una cassa armonica guasta

i suoi grandi musicisti usano strumenti 

che emanano grida non suoni

armonizzano pianti non canti

fanno risuonare bombe non inni

enfatizzano note … povere di pietas.

Se questo è l’accordo del mio mondo,

meglio essere una nota stonata.

ANZI. NOI DOBBIAMO ESSERE DISSONANZE.

DOBBIAMO REINVENTARE L’UMANO.

Dobbiamo salvarci e non dobbiamo rinunciare al peso della ragione.

Ma quale ragione? 

Non quella che calcola, badate bene.

Una ragione che si emoziona … sì … sì … che si fa emozione.

E’ questo il problema: una verità non cambia la vita se non siamo in grado di sentirla.

Ciò che è umano non può essere solo un’idea, 

deve essere una forza che ci spinge vero gli altri.

Una forza che ci fa incontrare.

Perché se si rinuncia un po’ a se stessi, 

se diventiamo attesa, 

se diventiamo una calma che resiste …

Allora possiamo reinventare l’ humanitas .

E chi distrugge un uomo, distrugge se stesso.

Spesso dimentichiamo che siamo sempre liberi di scegliere,

e proprio perché ce lo dimentichiamo, facciamo un sacco di errori.

Noi conosciamo, amiamo e vogliamo, 

ma queste tre facoltà che ci caratterizzano in quanto esseri umani

sono nulla se non scegliamo l’altro in un reciproco “dialogo tra io e tu”.

Persino le cose più lontane dell’uomo,

per il solo fatto che le prende in considerazione,

rivelano la sua humanitas,

per il modo in cui le vede, 

rivelano la sua natura.

La bestia è sensibile solo al raggio di luce necessario alla vita,

l’uomo invece gode anche del raggio inutile della stella più remota.

Noi siamo in grado di provare affetti puri e disinteressati,

sappiamo conoscere estasi teoretiche.

Quando il nostro sguardo si perde nella contemplazione di un cielo stellato

e gioisce di quello spettacolo che non ha nulla in comune con i nostri bisogni,

scopriamo la nostra origine.

E proprio perché siamo uomini

dobbiamo provare un amore profondo per l’uomo

dobbiamo provare un’ansia genuina per la sua liberazione.

Perché l’humanitas non è più mia che vostra,

non più di alcuni che di altri.

DOV’E’ L’UMANO?

Rispondete voi ….


Maria Maddalena

La figura di Santa Maria Maddalena è centrale nei Vangeli. “Solo due donne compaiono nei quattro Vangeli Canonici: Maria, madre di Gesù e Maria Maddalena” scrive Paolo Scquizzato nel libro “Trasformazione, tu sei ciò che cerchi”.


Una presenza femminile, nella chiesa, quella di Maria Maddalena,sottoposta a sistematica sottovalutazione. Fino al 2016, quando, per volontà di Papa Francesco. le è stato riconosciuto il degno ruolo. Dal 2016, il 22 luglio, nel calendario cattolico, è la festa di Santa Maria Maddalena, una delle figure più importanti del Nuovo Testamento, al pari degli altri Apostoli di Gesù.

Perché questo ritardo di 2000 anni? Perché Papa Francesco ha voluto elevare il 22 luglio al rango di festività, secondo la liturgia cattolica?

Maria Maddalena, è stata una figura scomoda, per secoli, alla chiesa cattolica. Molteplici ne sono i motivi. Sulla presenza di Maria Maddalena nella storia del cattolicesimo, e non solo, ci ripromettiamo di tornare.

Per ora abbiamo chiesto all’IA di darci qualche informazione al riguardo (RL)



Testo realizzato con AI.

È una storia molto interessante, perché la “prostituta penitente” che tutti associamo a Maria Maddalena non è la figura che troviamo nei Vangeli.

Come nasce l'equivoco

Nei Vangeli troviamo almeno tre donne diverse:
Maria Maddalena — la discepola proveniente da Magdala, dalla quale Gesù aveva scacciato «sette demòni»; segue Gesù, assiste alla crocifissione ed è tra le prime testimoni della Risurrezione.
Una donna peccatrice anonima — nel Vangelo di Luca entra nella casa di Simone il fariseo, piange ai piedi di Gesù e li unge con profumo (Lc 7,36-50). Il testo non dice che fosse una prostituta.
Maria di Betania — sorella di Marta e Lazzaro, che in un altro episodio unge Gesù con un profumo prezioso (Gv 12,1-8).
Nei testi evangelici non viene detto che queste tre donne siano la stessa persona.
La fusione delle tre figure : il passaggio decisivo avviene nella Chiesa occidentale, soprattutto con papa Gregorio Magno, nel VI secolo.

In un'omelia famosa, Gregorio interpretò insieme i diversi racconti e identificò:
Maria Maddalena = la peccatrice anonima = Maria di Betania.
Da quel momento si diffuse enormemente l'immagine di Maddalena come grande peccatrice convertita.
E qui nasce anche l'associazione con la prostituzione: il Vangelo parla semplicemente di una “peccatrice”, ma la tradizione successiva interpretò questa peccatrice come una donna dalla vita sessuale disordinata, fino a trasformarla nell'immaginario comune in una prostituta.

Ma cosa significa «sette demòni»?

Questo è un altro punto affascinante.
Luca dice che da Maria Maddalena erano usciti sette demòni. Nel linguaggio biblico dell'epoca, questo indica una condizione di grave sofferenza o possessione; non significa “sette peccati sessuali” e non significa che fosse prostituta.

Il numero sette, inoltre, ha spesso nella Bibbia un valore simbolico di completezza.
Quindi non abbiamo nei Vangeli una Maddalena “donna di malaffare” che Gesù redime.
E allora perché nell'arte è quasi sempre una penitente?
Perché la tradizione medievale ha trasformato la sua figura in quella della grande penitente.
Da qui nasce l'iconografia classica: lunghi capelli sciolti;
abito semplice o talvolta parzialmente scoperto;
vasetto di profumo;
teschio;
grotta o deserto;
espressione contemplativa.

Il vasetto deriva dalle donne che portano gli aromi al sepolcro; il teschio e la vita nel deserto rappresentano invece la penitenza e il distacco dal mondo.

E c'è un paradosso bellissimo: la Maddalena tradizionale è stata spesso rappresentata soprattutto come la donna che aveva peccato. Ma nei Vangeli il suo ruolo più straordinario è un altro: è la donna che vede il Risorto e lo annuncia agli altri.

Nel Vangelo di Giovanni, Gesù risorto le dice di andare dai discepoli. Maria va e annuncia loro di aver visto il Signore. Per questo, nel 2016, la Chiesa cattolica ha dato alla celebrazione del 22 luglio il grado liturgico di festa, sottolineando proprio il suo ruolo di “apostola degli apostoli”.

In un certo senso, quindi, la storia di Maria Maddalena è anche la storia di come una figura femminile centrale nel cristianesimo sia stata progressivamente riletta attraverso l'immagine della peccatrice penitente.