testata registrata presso Tribunale di Napoli n.70 del 05-11-2013 /
direttore resp. Pietro Rinaldi /
direttore edit. Roberto Landolfi

Madrigaleperlucia AI

 Ecco www.madrigaleperlucia.org  Ai


L’idea non è nostra. L’abbiamo ripresa dal quotidiano “Il Foglio”. Il Foglio, da circa 1 anno, produce un inserto settimanale realizzato con l’intelligenza artificiale (Ai). 

Sul Foglio Ai si evidenzia : “Quello che state leggendo non è un giornale qualunque, è il primo giornale al mondo scritto interamente con l’aiuto dell’intelligenza artificiale”. 

Dopo l’aiuto dell’Ai,  serve però  l’occhio vigile  degli uomini  e delle donne, scrittori o scriventi (riprendendo una definizione di Elsa Morante) che siano. 

Al di là delle differenza scrivente/scrittore, ciò che m’interessa mettere in evidenza e che  l’Ai interviene dopo e parzialmente. Ai esiste perché dietro la macchina c’è l’uomo.

Ad avere le idee,  correggere eventuali errori,  controllare dati e citazioni,  trasformare un prodotto grezzo in un pezzo vivo, coerente, eticamente validato,  sono sempre donne ed uomini.

Insomma, come dice l’editoriale del Foglio : “L’Ai non sostituisce l’intelligenza naturale, la stimola”. Un esperimento che anche noi di “Madrigale per Lucia”, si parva licet componere magis, vogliamo provare a mettere in essere. 

Ecco, a seguire,  un primo esempio: il commento al romanzo “La schiava greca” di Anna Griva, romanzo quanto mai attuale che parla di schiavitù, migrazioni e guerra.

Nel romanzo “La schiava greca” l’autrice ateniese ricorda che la schiavitù non appartiene al passato e che la storia non è mai conclusa, ma una ferita che parla al presente,

Oggi esistono nuove forme di sfruttamento sessuale, lavoro forzato e violenza contro donne e bambini.  Anche il trauma della guerra e della migrazione continua ad essere quanto mai attuale e segnare  la vita di  milioni di persone.


Roberto Landolfi




Va detto che il libro è molto recente (pubblicato nel 2026) e non risultano ancora molte recensioni approfondite dei lettori. Tuttavia, dai materiali editoriali e dalle interviste all'autrice emergono alcuni temi centrali che possono orientare la lettura. 

(testo realizzato con l’Ai)


Aspetti particolarmente apprezzabili

Solida base storica: il romanzo si ispira alla vicenda reale di Garifalià Michalvei, una bambina greca ridotta in schiavitù dopo il massacro di Psarà del 1824 e successivamente adottata da un diplomatico americano. La ricostruzione storica appare accurata e documentata. 

Universalità del tema della libertà: la storia mette in relazione l'esperienza della schiavitù dei greci sotto l'Impero ottomano con quella degli afroamericani, attraverso il personaggio di Josephine. Il romanzo suggerisce che l'oppressione assume forme diverse ma produce sofferenze simili. 

Prospettiva infantile: Griva sceglie una protagonista bambina, rendendo più immediato l'impatto emotivo della violenza storica e del trauma. In un'intervista, l'autrice sottolinea come i bambini rappresentino una forma di libertà e autenticità che resiste alla brutalità della storia. 

Dimensione etica e psicologica: il dilemma del diplomatico Philip Curtis — dire o nascondere la verità sulla sorella sopravvissuta di Garifalià — introduce una riflessione sul rapporto tra memoria, trauma e protezione affettiva. 


Possibili osservazioni critiche

La narrazione sembra privilegiare il valore simbolico e morale della vicenda più che l'azione o il ritmo narrativo; alcuni lettori potrebbero trovarla più contemplativa che avventurosa. 

Con circa 160 pagine, il romanzo è relativamente breve: ciò può essere visto sia come un pregio (lettura intensa e concentrata) sia come un limite per chi desidera un maggiore approfondimento dei personaggi secondari. 


La schiava greca si presenta come un romanzo storico dal forte impatto umano, in cui la ricerca documentaria si unisce a una riflessione universale sulla schiavitù, la perdita, la memoria e la libertà. Più che un semplice racconto ambientato nella guerra d'indipendenza greca, sembra essere una meditazione sulle conseguenze durature della violenza e sulla capacità delle relazioni umane di offrire riscatto. 


Personaggi principali :


Garifalià

Garifalià è la protagonista del romanzo. Bambina greca sopravvissuta al massacro dell'isola di Psarà, viene catturata e venduta come schiava prima di essere riscattata e adottata dal diplomatico americano Philip Curtis. Il suo personaggio rappresenta l'innocenza travolta dalla violenza della storia. Attraverso i suoi occhi il lettore osserva il trauma della guerra, lo sradicamento dalla propria terra e la difficile ricerca di una nuova identità. 

La sua evoluzione consiste nel passaggio da vittima passiva degli eventi a persona capace di ricostruire un senso di appartenenza e di speranza. Garifalià incarna anche il tema della memoria: pur trovandosi in America, non può recidere completamente il legame con il proprio passato. 


Philip Curtis

Philip Curtis è il diplomatico americano che salva Garifalià dal mercato degli schiavi di Smirne. Non è presentato come un eroe perfetto, ma come un uomo segnato dalla perdita della propria figlia. La sua scelta di adottare la bambina nasce sia da un ideale umanitario sia da una ferita personale. 

Il suo conflitto interiore emerge quando scopre che la sorella di Garifalià è ancora viva: deve decidere se rivelare la verità o proteggerla da un ulteriore dolore. In lui si confrontano due valori fondamentali: il diritto alla verità; il desiderio di proteggere chi si ama. 


Josephine

Josephine è una schiava afroamericana che diventa amica di Garifalià. Pur provenendo da culture e storie diverse, le due ragazze condividono l'esperienza della privazione della libertà. Il loro rapporto costituisce uno dei nuclei emotivi più importanti del romanzo. 

Josephine rappresenta la solidarietà femminile e la capacità di trasformare il dolore in sostegno reciproco. Attraverso di lei l'autrice mette in relazione due sistemi di oppressione storicamente distinti: la schiavitù nel contesto greco-ottomano e quella afroamericana. 


La libertà e la schiavitù sono   i temi centrali dell'opera. La schiavitù non viene descritta solo come una condizione giuridica, ma come una negazione della dignità umana. Il romanzo mostra come persone appartenenti a culture differenti possano condividere la stessa aspirazione alla libertà. 

Il massacro di Psarà e le sue conseguenze segnano profondamente i personaggi. La guerra non produce soltanto morti, ma lascia ferite psicologiche durature che influenzano l'intera esistenza dei sopravvissuti. La sorella di Garifalià, sopravvissuta ma sconvolta dal trauma, ne è un esempio evidente. 

Garifalià è costretta a costruire una nuova vita senza dimenticare le proprie origini. Il romanzo suggerisce che l'identità personale nasce dall'incontro tra passato e presente: non si può cancellare ciò che si è stati, ma si può trovare un nuovo modo di vivere con quella memoria. 

L'amicizia tra Garifalià e Josephine dimostra che la condivisione della sofferenza può creare legami profondi. In un mondo dominato dalla violenza, la cura reciproca diventa una forma di resistenza morale. 

La scelta di Philip Curtis introduce una riflessione etica complessa: è sempre giusto dire la verità, anche quando può provocare dolore? Il romanzo non offre una risposta semplice, ma invita il lettore a interrogarsi sul rapporto tra amore, responsabilità e sincerità. 

Pur essendo ambientato nel XIX secolo, il romanzo richiama temi contemporanei come le migrazioni forzate, i rifugiati, lo sfruttamento e la violenza sui più vulnerabili. Anna Griva suggerisce che la schiavitù e l'oppressione non appartengono soltanto al passato, ma assumono forme nuove anche nel presente. 

La schiava greca è un romanzo storico che usa una vicenda realmente accaduta per riflettere sulla condizione umana. Al centro non c'è soltanto la denuncia della schiavitù, ma la capacità degli esseri umani di conservare dignità, memoria e speranza anche nelle circostanze più difficili. Garifalià diventa così il simbolo della resilienza, mentre il rapporto con Josephine e Philip Curtis mostra come la solidarietà e la compassione possano contrastare la disumanizzazione prodotta dalla violenza della storia. 



La fatica che dà valore alle cose

di Elvira Picciola

Tra le tracce proposte nel nuovo Esame di Stato la presenza del passo tratto dal libro Alzarsi all’albaha meravigliato lo stessoMario Calabresi che a  Radio24 ha raccontato che il libro è nato proprio da un confronto con alcuni studenti vicini alla maturità: “Il mio libro è nato da un incontro con un gruppo di ragazzi che dovevano sostenere la maturità e ai quali aveva augurato“di fare tanta fatica nella vita’”. Spiegando il senso del volume: “E’ un libro sulla fatica, racconta storie di chi si alza all’alba, di chi non si risparmia anche fisicamente. Certo non mi sarei aspettato di finire tra i temi della maturità”.


Nel brano scelto (alle pagine 9 e 10 del libro)Mario Calabresi riflette sul cambiamento del significato della parola "fatica". Se per le generazioni precedenti essa rappresentava dedizione, costanza e capacità di sacrificio, oggi viene spesso percepita come qualcosa da evitare. L'autore critica l'illusione secondo cui sia possibile raggiungere risultati importanti senza impegno e invita a riconoscere il valore di chi continua ogni giorno a lavorare, studiare e prendersi cura degli altri. La storia e l'esperienza dimostrano che i traguardi più significativi richiedono proprio tempo, pazienza e perseveranza. Il libro racconta un marito che si prende cura della moglie malata da venticinque anni, un allenatore che insegna ai bambini la tenacia, un padre che corre ultramaratone dopo la perdita della figlia, una donna di 89 anni che porta fiori sulla tomba del marito e pulisce i bagni del cimitero, una restauratrice che salva opere con un lavoro lento, un maestro di pianoforte che torna nelle vigne del padre. Tra queste storie c’è anche Veronica, atleta paralimpica, che davanti alla sabbia e all’acqua fredda del mare pronuncia la frase: “La fatica la devi adorare”.Il rischio, con una traccia del genere, è il moralismo. 

Il brano scelto dal Ministero evita la predica, se lo studente lo legge per quello che chiede davvero. Non basta scrivere che bisogna impegnarsi. La prova chiede di distinguere la fatica subita dalla fatica scelta, la fatica che consuma dalla fatica che custodisce qualcosa, la fatica del lavoro dalla fatica della cura, la disciplina dall’ossessione del rendimento. Il brano non obbliga a dire che soffrire renda migliori. Chiede di spiegare quando uno sforzo produce responsabilità, quando diventa sfruttamento, quando tiene insieme una famiglia, quando dà valore a una professione e quando viene usato per coprire ingiustizie.


La riflessione di Calabresi appare particolarmente attuale in una società che tende a privilegiare la rapidità e il risultato immediato. La fatica non è un valore in sé, ma diventa preziosa quando è orientata a uno scopo significativo e contribuisce alla crescita personale. Per questo motivo dovremmo imparare a non temerla e a considerarla una componente inevitabile della vita. Solo riconoscendo il valore dell'impegno possiamo costruire risultati autentici e duraturi.


Mario Calabresi (da Wikipedia)

Nato a Milano nel 1970 ,è figlio del commissario Luigi Calabresi, assassinato nel 1972 quando Mario aveva solo due anni e tre mesi, suo fratello Paolo solo uno e sua madre, Gemma Capra, era incinta al terzo mese del terzo figlioLuigi. Dopo essersi diplomato al Liceo classico Cesare Beccaria, s'iscrive al corso di laurea in giurisprudenza e poi a quello di storia presso l'Università Statale di Milano, senza tuttavia mai laurearsi. In seguito frequenta l'Istituto "Carlo De Martino" per la formazione al giornalismo.La sua storia familiare viene raccontata nel suo primo libro Spingendo la notte più in là pubblicato da Mondadori nel 2007 e dedicato alle vittime del terrorismo. A 39 anni, è nominato direttore de La Stampa in sostituzione di Giulio Anselmi.Nel 2016  sostituisce Ezio Mauro alla direzione de La Repubblica.Racconta la politica italiana, gli Stati Uniti, l’America dopo l’11 settembre e la campagna presidenziale che porterà Barack Obama alla Casa Bianca. Dal 21 febbraio 2020 cura una nuova iniziativa editoriale, scrivendo dei reportage che si possono leggere iscrivendosi al suo sito web