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Chiamatemi testa di zucca!

 Mi piacciono le zucche per come si arrampicano sulle altre piante, si avventurano nell’orto per fiorire lontano dalla buca piena di letame dove sono state piantate, lunghi draghi di foglie nell’erba. Mi piacciono le forme bizzarre, i colori dal giallo all’arancio al verde al caffelatte, la compattezza delle piccole zucche.

(Pia Pera)


In questo periodo in cui le zucche assurgono agli onori della cronaca grazie alla tradizione anglosassone della notte di Halloween, ormai sdoganata anche alle nostre latitudini a scapito delle nostrane anime dei morti che un giorno all’anno ritornavano a far visita ai vivi, vorrei provare a fare qualche considerazione intorno a quelle cucurbitacee(le zucche appunto)arrivate via mare dalle Americhe,forse già con Cristoforo Colombo, e a tutte le meravigliose specie botaniche appartenenti alla grande famiglia delle zucche.

Infatti va ricordato che le zucche arancioni, le cucurbitacee appunto, avevano già ai tempi dei latini (e forse anche prima) illustri cugine come la Lagenaria siceraria che, grazie alla sua forma ergonomica ed alla sua consistenza,fu da subito svuotata e seccata per bene, divenendo un ottimo contenitore, con tanto di coperchio incorporato, quando non vera e propria borraccia per acqua e vino; invero sarà spesso associata ai pellegrini ed ai santi viandanti come san Rocco. Ovviamente il contenuto non si buttava ma si preparavano gustose pietanze proprio come si fa oggi.


Lagenaria sicenaria


È proprio la Lagenaria siceraria quella zucca cui fa riferimento Lucio Anneo Seneca nella sua 'Apokolokýntosis (Ἀποκολοκύντωσις), neologismo creato dallo stesso Seneca derivante dalla crasi dei termini greci κολοκύνθη(zucca) e ἀποθέωσις (apoteosi) usato cometitolo della parodia della divinizzazione dell’imperatore Claudio decretata dal Senatoalla sua morte, relativamente al suo spessore morale ed alla sua intelligenza rappresentatati appunto dalla zucca vuota e leggera.

Forse proprio a lui dobbiamo l’accezione tutto sommato negativa che diamo alle parole zucca e soprattutto zuccone, e tutti i modi di dire che ne sono derivati.

Persino la celeberrima opera di Donatello in marmo bianco di Carrara, raffigurante con molta probabilità il profeta Abacuc, non sfugge all’appellativo di “Zuccone” che i fiorentini gli diedero fin dalla sua apparizione a causa del cranio completamente calvo, che ricordava appunto una zucca.

Di tutt’altro segno sono considerazioni come quelle ad esempio riportate in un interessante pubblicazione scientifica di Giovanna Bosi et al. dal titolo “Le Piante e la Gloria: una mostra tra Botanica e Filosofia”, nella quale a proposito della zucca, la Lagenaria siceraria ovviamente, essa viene considerata come frutto emblematico che affonda le radici nella Bibbia: è la pianta cara a Giona che riposa sotto una spalliera di foglie di zucca rapidamente fatte crescere da Dio per proteggerlo,come si può ammirare nei mosaici pavimentali del Duomo di Aquileia.

Pavimento Duomo di Aquileia


La grande zucca di resina gialla a pois neri che sorge sul molo dell'isola di Naoshima di fronte all’oceano è l'opera pubblica più iconica di YayoiKusama, artista contemporanea internazionale recentemente scomparsa, che ha fatto della zucca una delle sue ricerche artistiche; la zucca rappresenta per l'artista un simbolo di conforto, stabilità emotiva e generosità, legato ai ricordi d'infanzia nella serra di famiglia, trasformandosi in una delle immagini più celebri dell'arte contemporanea mondiale.


YoyoiKusamaYellowPumpkin (1994)


Si approssima con novembre la fine dell’anno che manda gli ultimi sprazzi del suo corso; ecco la zucca, compare rapidissima, cresce veloce e rigogliosa, cresce dappertutto come a dirci che non va per il sottile su dove far germogliare i suoi semi, perché la vita può essere possibile anche nell’impensabile. Camminano resilienti e rapide fioriscono sontuose dai pallidi bianchi ai decisi gialli, sono fiori fugaci che mentre ammiri già marciscono per lasciare, sotto le gigantesche foglie le delicate zucche, dai colori decisi e dalla polpa carnosa. Ma anche ci dicono che la ricerca di senso può avvenire probabilmente solo così. Forse per questo Charles Perrault, nella fiaba di Cenerentola affida alla zucca la simbologia della trasformazione ma anche della inesorabilità di essa,nella continua ricerca della felicità esistenziale.


Maria Vittoria Montemurro