Oggi 27 marzo: sanità
I due pezzi che seguono, tratti da Quotidiano Sanità, confermano una tendenza in atto da anni: sottofinanziamento del Servizio Sanitario Nazionale (SSN), carenza di investimenti (anche le risorse economiche del PNRR sono state poco utilizzate), carenza di personale, personale mal pagato; forti differenze regionali con il sud sempre più penalizzato.
Il primo pezzo, sulle Case di Comunità (CdC) mostra come solo il 4% di quelle previste sono pienamente funzionanti. Realizzate con finanziamenti del PNRR dovevano essere completate entro il giugno del 2026. Ben si comprende quindi come ci troviamo di fronte ad un fallimento quali totale. Di chi le responsabilità? In sede di analisi si tenterà, al solito, di “ammorbidire” i dati, il governo tenterà di scaricare la responsabilità sulle Regioni, le Regioni sulle Aziende sanitarie locali (ASL) e via di seguito: resteranno irrisolti i problemi inerenti l’assistenza territoriale, l’assistenza domiciliare e continuerà l’intasamento dei pronto soccorso degli ospedali, con buona pace dei cittadini/utenti, costretti sempre più a rivolgersi al privato e metter mano alla tasca.
Il secondo pezzo sull’ autonomia differenziata, illustra alcuni argomenti che saranno in discussione, la prossima settimana alla Conferenza delle Regioni : dall’assunzione di personale alle tariffe fino ai fondi integrativi e all’edilizia. Queste le funzioni sanitarie che, ad avviso dei proponenti potranno gestire Lombardia, Liguria, Piemonte e Veneto.
Dopo la batosta presa sulle modifiche della giustizia nell’ultimo referendum, il governo dovrebbe abbandonare, per lo meno in questa legislatura, l’ipotesi di avanzare modifiche della Costituzione in tema di autonomia differenziata. Ma non demordono le regioni del nord. Tant’è che 4 regioni del nord chiederanno maggiore autonomia (e maggiori risorse) su personale, tariffe, risorse integrative. È prevedibile l’opposizione delle regioni del sud ed un confronto molto complicato.
Vedremo cosa accadrà. Intanto di ipotesi di riequilibrio territoriale, con valorizzazione delle regioni del sud, manco a parlarne.
Case della Comunità, il flop dei numeri
meno del 4% funziona a pieno regime. Bene le Cot mentre gli Ospedali di comunità arrancano. I dati Agenas
tratto da “Quotidiano Sanità” del 25.3.26
di Luciano Fassari
Il monitoraggio Agenas sul secondo semestre 2025 conferma i forti ritardi nell’attuazione del Dm 77/2022: operative solo il 45% delle Case di Comunità con almeno un servizio ma quelle complete (Servizi + personale) sono appena 66 (il 4%). Profonde disuguaglianze territoriali e criticità soprattutto nel Mezzogiorno. Solo le Centrali operative territoriali risultano in linea con i target previsti.
Case e Ospedali di Comunità saranno i capisaldi della nuova assistenza territoriale ma nonostante i fondi (tra Pnrr, risorse ex art. 20 e con altre risorse regionali) la loro attivazione procede a rilento, soprattutto nelle Regioni del Sud. E lo spettro che rimangano cattedrali nel deserto a pochi mesi dal termine fissato dal Pnrr è ormai quasi una triste realtà.
Il quadro emerge dal nuovo Report Agenas sui risultati del monitoraggio Dm 77/2022 relativo al secondo semestre 2025. Un monitoraggio che fotografa lo stato dell’arte sull’attivazione e le modalità di funzionamento delle strutture previste appunto dal Dm 77 con un focus sugli standard organizzativi.
Ma analizziamo i dati. Sono 781 le Case di Comunità (CdC) con almeno un servizio attivo presenti sul territorio al secondo semestre 2025, rispetto alle 1.715 strutture previste (ossia il 45% di quelle programmate). Quelle con tutti i servizi obbligatori attivi e con la presenza medica e infermieristica – h 24 e 7 giorni su 7 nelle CdC Hub e 12 ore al giorno per 6 giorni a settimana nelle CdC spoke – sono appena 66, meno del 4% del totale. E sono 219 le Case di Comunità dotate di tutti i servizi obbligatori però senza la presenza di medici e infermieri (circa il 13%).
Gli Ospedali di comunità attivi sono 163 su un totale di 594 strutture previste, circa il 27% del totale.
Sono invece 625 le Centrali operative territoriali (Cot) attive e pienamente funzionanti rispetto alle 657 programmate, di queste 480 hanno raggiunto il target di rilevanza comunitaria rendicontato dal Ministero della salute alla Commissione Europea. Le uniche strutture che superano il target in linea con gli standard previsti dal Dm 77/2022.
Nello specifico, delle 781 Case di comunità con almeno un servizio attivo nel 2025, 150 sono in Lombardia, 143 in Emilia-Romagna e poi a seguire 96 nel Lazio, 79 in Toscana e 64 in Veneto. In negativo spiccano la Basilicata e la Pa di Bolzano con 0 Case di Comunità con almeno un servizio attivo. Numeri bassi anche per Abruzzo, Calabria, Molise (2 Cdc con almeno un servizio attivo), Valle d’Aosta con 4 e Pa Trento e Molise con 5 Cdc.
In totale le Case di Comunità pienamente attive con tutti i servizi obbligatori e con la presenza di medici e infermieri sono appena 66. È la Lombardia la Regione con il maggior numero di Case di Comunità con la presenza di medici e infermieri con 22 Cdc attive, seguita dall’Emilia Romagna con 15 Case di comunità. Nel Lazio sono 6 e in Piemonte ce ne sono 5. Da notare come in 8 regioni (Basilicata, Calabria, Campania, Friuli Venezia Giulia, Pa Bolzano, Pa Trento, Puglia e Sardegna) non vi sia nessuna Cdc attiva con i tutti servizi obbligatori e il personale sanitario.
La Regione con più Cdc dotate di tutti i servizi obbligatori ma senza la presenza medica e infermieristica (in totale sono 219) è la Lombardia con 76 strutture, seguita dall’Emilia Romagna con 43 CdC. Sono 27 quelle presenti in Toscana. In Basilicata, Friuli Venezia Giulia, Pa di Bolzano, Puglia e Sardegna non c’è nessuna Cdc con tutti i servizi attivi seppur in assenza di medici e infermieri.
Per quanto riguarda gli Ospedali di comunità dichiarati attivi in totale sono 163 su 594. La maggiore presenza si registra in Veneto con 47 strutture sulle 73 previste, in Lombardia ce ne sono 30 sulle 66 previste. In Emilia-Romagna sono invece 24 gli ospedali di comunità con almeno un servizio attivo rispetto ai 52 previsti. Diciassette in Toscana (37 quelli previsti) e 8 in Umbria (16 quelli previsti). Maglia nera per Basilicata, Marche, Pa di Bolzano e Valle d’Aosta con zero OdC attivi.
La quasi totalità delle Regioni, come abbiamo visto, ha raggiunto gli obiettivi previsti con tutte le Centrali operative territoriali pienamente funzionanti e certificate.