Una prima riflessione tratta dal sito dell’ISPI, illustra come la politica ultra-liberista del Presidente Milei sta avendo pesanti ripercussioni su
tutta la popolazione, in particolare sulle fasce più deboli.
Il pezzo successivo, tratto da il Post, evidenzia la strana alleanza tra pensionati e ultras di calcio in Argentina. Tutti i mercoledì gli ultras del calcio scendono in piazza a Buenos Aires, insieme ai pensionati, a difesa dei loro diritti. Vedremo se lo faranno anche oggi, mercoledì 19 marzo.
Il pezzo successivo, tratto da il Post, evidenzia la strana alleanza tra pensionati e ultras di calcio in Argentina. Tutti i mercoledì gli ultras del calcio scendono in piazza a Buenos Aires, insieme ai pensionati, a difesa dei loro diritti. Vedremo se lo faranno anche oggi, mercoledì 19 marzo.
"Argentina: il prezzo sociale
dell’austerity di Milei",
tratto da ISPI (Istituto per gli Studi di Politica Internazionale) del 6 dicembre 2024.
tratto da ISPI (Istituto per gli Studi di Politica Internazionale) del 6 dicembre 2024.
Nonostante alcuni segnali positivi sul fronte inflazionistico e dei conti pubblici, la politica ultra-liberista di Milei sta avendo pesanti ripercussioni sulle fasce più deboli.
Nel primo anno come presidente
dell’Argentina Javier Milei ha realizzato un numero impressionante di
interventi di politica economica nel Paese sudamericano, tanto che il
settimanale The Economist gli ha dedicato la copertina e due
articoli nell’ultimo numero di novembre. Il settimanale inglese descrive ampiamente i risultati positivi
macroeconomici e, più brevemente, i costi sociali della politica economica di
Milei nei passati dodici mesi, sottolineando come il presidente argentino abbia
un’idea molto precisa del punto d’arrivo della sua rivoluzione. Il suo
modello ideale di economia mira a una presenza minima dello Stato, ispirandosi
soprattutto alle posizioni libertarie dell’economista Murray Rothbard e
liberiste del premio Nobel Milton Friedman.
La congiuntura macroeconomica sta effettivamente migliorando: l’inflazione è diminuita, i conti pubblici sono migliorati e il prodotto interno lordo (PIL) dovrebbe tornare a crescere nel 2025. Però la situazione sociale è fortemente peggiorata e la povertà è molto elevata. Inoltre, i tagli drastici alla spesa pubblica in sanità, istruzione e infrastrutture non solo rendono più grave la situazione sociale attuale, ma rischiano anche di compromettere le prospettive di crescita di medio termine.
La congiuntura economica tra inflazione e tagli fiscali
Il presidente Milei, del partito di estrema destra La Libertad Avanza (LLA), ha iniziato il suo mandato con un piano molto ambizioso sia di stabilizzazione macroeconomica che di rilancio della crescita del PIL. Nel breve periodo l’obiettivo primario è stato quello di creare le condizioni per la riduzione dell’inflazione, principalmente con misure volte a eliminare il disavanzo di bilancio pubblico. Nel medio periodo la speranza del governo è che le numerose riforme favorevoli al mercato, le privatizzazioni e le deregolamentazioni riescano a stimolare gli investimenti produttivi e a favorire la ripresa dell’attività economica. Secondo le ultime proiezioni del Fondo monetario internazionale (FMI), dopo una contrazione del PIL del -3,5% nel 2024, l’Argentinadovrebbe tornare a crescere nel 2025 (+5%). Il tasso d’inflazione rimarrà elevato anche a fine del 2025 (45%) ma in decisa diminuzione rispetto al 140% previsto per la fine di quest’anno. Infine, l’Argentina dovrebbe chiudere il 2024 con un avanzo primario del bilancio pubblico, il saldo calcolato escludendo il pagamento degli interessi sul debito. La vittoria di Donald Trump alla presidenza degli Stati Uniti è una buona notizia per il Paese sudamericano in quanto i rapporti tra il presidente Milei e il presidente eletto Trump sono ottimi. È possibile quindi che gli USA possano giocare un ruolo positivo nella ripresa dell’economia dell’Argentina, anche indirettamente per il loro peso all’interno delle istituzioni finanziarie multilaterali.
Milei è salito al potere dichiarando che “non ci sono
soldi”. Armato di una motosega, ha vinto le elezioni presidenziali promettendo
di ridurre le dimensioni dello Stato al minimo indispensabile e di azzerare il
disavanzo pubblico, con tagli che hanno interessato l’intera amministrazione
dello Stato, tranne i ministeri della Difesa e della Sicurezza. Dal 10 dicembre
2023 – giorno del suo giuramento come presidente – Milei ha chiuso 13 ministeri
e licenziato (o non rinnovato il contratto di lavoro) circa 30.000 dipendenti
pubblici, l’equivalente di quasi il 10% della forza lavoro federale. Ha inoltre
congelato i lavori pubblici e ridotto i fondi destinati all’istruzione,
alla sanità, alla ricerca scientifica e alle pensioni. E le pensioni sono state
particolarmente colpite dai tagli: appena insediato, il presidente aveva deciso
un loro aumento basato sull’andamento del carovita, senza però recuperare
l’inflazione dell’inizio del 2024, che era stata molto elevata.
A causa della congiuntura economica negativa, caratterizzata da recessione e inflazione alta, e delle misure di austerità adottate dal governo, la povertà è aumentata tantissimo, toccando il livello più elevato degli ultimi venti anni. Secondo l’INDEC, l’Istituto di statistica nazionale, il tasso di povertà in Argentina è salito al 52,9% nei primi sei mesi di presidenza di Milei, con un aumento di quasi 12 punti percentuali rispetto al semestre precedente. Da quando si è insediata, l’amministrazione ha anche ridotto gli aiuti alle mense dei poveri e tagliato i programmi di welfare. L’aumento dei redditi non è stato sufficiente a compensare la crescita elevata del costo del paniere di prodotti di prima necessità, alimentari e non, con la conseguente riduzione del loro potere d’acquisto. In media la popolazione ha perso circa il 12% del potere d’acquisto nel periodo tra il secondo trimestre del 2023 e il secondo trimestre del 2024.
Tuttavia, questo calo non è stato
omogeneo tra le differenti fasce di reddito della popolazione: per il 20%
più ricco la flessione dei redditi in termini reali è stata minore rispetto
alla media, mentre il 20% più povero ha subito il calo più significativo. Di
conseguenza, nel periodo considerato la disuguaglianza (misurata con
l’indice di Gini) nella distribuzione del reddito è aumentata. Quasi due
bambini su tre sotto i 14 anni vivono in condizioni di povertà, ma il governo
ha comunque ridotto le risorse destinate all’infanzia. Sono stati mantenuti
alcuni trasferimenti, come l’Assegno universale per l’infanzia e l’Assegno
alimentare, che ricevono le famiglie a basso reddito con bambini a carico, ma
Milei ha eliminato i sussidi che venivano gestiti da organizzazioni sociali,
accusandole di essere “gestori della povertà” e di aver creato un “sistema di
schiavitù moderna”.
I settori più colpiti
Anche la sanità pubblica è sotto forte pressione. Oltre ai tagli di bilancio, soprattutto agli stipendi dei lavoratori degli ospedali che dipendono dal governo federale, si è verificato un aumento di domanda di prestazioni. Infatti, l’aumento dei prezzi delle assicurazioni sanitarie private dopo la liberalizzazione ha spinto molti argentini a rivolgersi all’assistenza pubblica.
Il settore dell’istruzione, che ha perso il suo status di ministero ed è diventato invece un segretariato, ha registrato una riduzione di risorse che – secondo varie stime – è stata circa del 50% su base annua. L’amministrazione Milei ha eliminato il Fondo nazionale per l’incentivazione degli insegnanti, ha sospeso gli interventi infrastrutturali alle scuole e ha tagliato drasticamente i programmi di borse di studio per gli studenti. Poiché i governi provinciali sono responsabili dell’istruzione primaria e secondaria, l’aggiustamento fiscale ha principalmente interessato le università pubbliche, che dipendono dal governo federale. All’inizio dell’anno l’esecutivo ha riproposto alle università il bilancio del 2023 senza aggiornamenti per tenere conto dell’inflazione, che all’epoca sfiorava il 290% su base annua. Molti campus universitari sono così rimasti senza soldi anche per pagare il riscaldamento e l’elettricità fino a quando, dopo una massiccia mobilitazione nazionale della comunità accademica, il governo ha deciso di aumentare le risorse alle università. Ma il conflitto è esploso nuovamente negli ultimi due mesi perché gli stipendi dei professori e del personale amministrativo sono aumentati meno dell’inflazione e per molti ora sono sotto la soglia di povertà. L’opposizione era riuscita a far approvare al Congresso una legge per aumentare i fondi destinati all’istruzione universitaria, ma Milei ha posto il veto su questa iniziativa. Le mobilitazioni di massa dagli atenei sono quindi ricominciate e sono destinate a diffondersi in tutto il Paese.
Milei ha eliminato il ministero delle Donne e ha anche chiuso il sottosegretariato per la Protezione contro la violenza di genere, nonostante i femminicidi siano una piaga nazionale. La sua amministrazione ha diminuito le misure destinate ad aiutare le donne che subiscono abusi, dalle linee telefoniche di assistenza alle vittime di violenza di genere ai programmi di sostegno economico alle vittime di violenza domestica. Milei ha deciso questi tagli probabilmente non solo per ridurre il disavanzo di bilancio, ma anche per la sua posizione ideologica. Recentemente l’Argentina è stato l’unico Stato membro del G20 a non sottoscrivere il documento “Gender Equality and the Empowerment of Women” proposto dal Brasile, in qualità di presidente di turno del G20.
I problemi strutturali
La povertà, che oggi ha raggiunto livelli altissimi, negli ultimi 40 anni non è mai scesa sotto il 25%. Un recente rapporto della Banca mondiale identifica quattro fattori che ne hanno ostacolato la riduzione. Primo, l’elevata inflazione che colpisce in particolare le famiglie più povere, che spendono una quota maggiore del loro reddito in cibo e prodotti di base. Secondo, gran parte della popolazione argentina lavora nel settore informale o come lavoratore autonomo, con occupazioni spesso precarie e mal pagate. In terzo luogo, sebbene la povertà sia maggiore tra i bambini e i giovani, la spesa sociale è orientata verso la popolazione anziana. Infine, gli eventi meteorologici estremi, come siccità e inondazioni, colpiscono in modo sproporzionato la popolazione più vulnerabile. Pertanto, con la stabilizzazione economica e la riduzione dell’inflazione, l’amministrazione Milei sta facendo un passo importante sulla via della riduzione della povertà. Tuttavia, il consolidamento fiscale non sta proteggendo i più deboli e i tagli alla spesa in istruzione e sanità rischiano di impedire la formazione di un capitale umano migliore, che consenta agli argentini di passare dal settore informale a quello formale. La situazione dell’istruzione è già preoccupante: tra i paesi a reddito pro-capite medio e alto, l’Argentina è l’unico paese dove la percentuale dei giovani con un titolo universitario è minore oggi rispetto alla generazione precedente (dati OCSE).
I costi sociali della manovra fiscale restrittiva sono
alti e “la situazione peggiorerà prima di migliorare”, come Milei avvertiva nei
suoi discorsi. Questi costi sociali hanno iniziato però a incidere
sull’approvazione del leader. Per la prima volta da quando si è insediato lo
scorso dicembre, gli argentini che disapprovano la presidenza Milei sono più numerosi di
quelli che la vedono con favore. Milei comunque rimane il più
popolare tra i politici argentini.
Il presidente, che si autodefinisce
un anarco-capitalista, vorrebbe ridurre al minimo il ruolo dello Stato e
aumentare il ruolo del mercato con liberalizzazioni, deregolamentazioni e
privatizzazioni. Se riuscirà a far prevalere il suo ideale di capitalismo,
quando l’inflazione si sarà stabilizzata, oltre a continuare a ridurre la spesa
pubblica, Milei inizierà a ridurre le tasse, considerate “un furto” da parte
dello Stato. Con meno entrate fiscali il governo probabilmente farebbe
ulteriori tagli alla spesa pubblica in sanità e istruzione e agli investimenti
in infrastrutture. Queste misure potrebbero quindi compromettere le
potenzialità di crescita nel medio periodo e renderebbero altamente
probabile un aumento della disuguaglianza.
La congiuntura macroeconomica sta effettivamente migliorando: l’inflazione è diminuita, i conti pubblici sono migliorati e il prodotto interno lordo (PIL) dovrebbe tornare a crescere nel 2025. Però la situazione sociale è fortemente peggiorata e la povertà è molto elevata. Inoltre, i tagli drastici alla spesa pubblica in sanità, istruzione e infrastrutture non solo rendono più grave la situazione sociale attuale, ma rischiano anche di compromettere le prospettive di crescita di medio termine.
La congiuntura economica tra inflazione e tagli fiscali
Il presidente Milei, del partito di estrema destra La Libertad Avanza (LLA), ha iniziato il suo mandato con un piano molto ambizioso sia di stabilizzazione macroeconomica che di rilancio della crescita del PIL. Nel breve periodo l’obiettivo primario è stato quello di creare le condizioni per la riduzione dell’inflazione, principalmente con misure volte a eliminare il disavanzo di bilancio pubblico. Nel medio periodo la speranza del governo è che le numerose riforme favorevoli al mercato, le privatizzazioni e le deregolamentazioni riescano a stimolare gli investimenti produttivi e a favorire la ripresa dell’attività economica. Secondo le ultime proiezioni del Fondo monetario internazionale (FMI), dopo una contrazione del PIL del -3,5% nel 2024, l’Argentinadovrebbe tornare a crescere nel 2025 (+5%). Il tasso d’inflazione rimarrà elevato anche a fine del 2025 (45%) ma in decisa diminuzione rispetto al 140% previsto per la fine di quest’anno. Infine, l’Argentina dovrebbe chiudere il 2024 con un avanzo primario del bilancio pubblico, il saldo calcolato escludendo il pagamento degli interessi sul debito. La vittoria di Donald Trump alla presidenza degli Stati Uniti è una buona notizia per il Paese sudamericano in quanto i rapporti tra il presidente Milei e il presidente eletto Trump sono ottimi. È possibile quindi che gli USA possano giocare un ruolo positivo nella ripresa dell’economia dell’Argentina, anche indirettamente per il loro peso all’interno delle istituzioni finanziarie multilaterali.
A causa della congiuntura economica negativa, caratterizzata da recessione e inflazione alta, e delle misure di austerità adottate dal governo, la povertà è aumentata tantissimo, toccando il livello più elevato degli ultimi venti anni. Secondo l’INDEC, l’Istituto di statistica nazionale, il tasso di povertà in Argentina è salito al 52,9% nei primi sei mesi di presidenza di Milei, con un aumento di quasi 12 punti percentuali rispetto al semestre precedente. Da quando si è insediata, l’amministrazione ha anche ridotto gli aiuti alle mense dei poveri e tagliato i programmi di welfare. L’aumento dei redditi non è stato sufficiente a compensare la crescita elevata del costo del paniere di prodotti di prima necessità, alimentari e non, con la conseguente riduzione del loro potere d’acquisto. In media la popolazione ha perso circa il 12% del potere d’acquisto nel periodo tra il secondo trimestre del 2023 e il secondo trimestre del 2024.
I settori più colpiti
Anche la sanità pubblica è sotto forte pressione. Oltre ai tagli di bilancio, soprattutto agli stipendi dei lavoratori degli ospedali che dipendono dal governo federale, si è verificato un aumento di domanda di prestazioni. Infatti, l’aumento dei prezzi delle assicurazioni sanitarie private dopo la liberalizzazione ha spinto molti argentini a rivolgersi all’assistenza pubblica.
Il settore dell’istruzione, che ha perso il suo status di ministero ed è diventato invece un segretariato, ha registrato una riduzione di risorse che – secondo varie stime – è stata circa del 50% su base annua. L’amministrazione Milei ha eliminato il Fondo nazionale per l’incentivazione degli insegnanti, ha sospeso gli interventi infrastrutturali alle scuole e ha tagliato drasticamente i programmi di borse di studio per gli studenti. Poiché i governi provinciali sono responsabili dell’istruzione primaria e secondaria, l’aggiustamento fiscale ha principalmente interessato le università pubbliche, che dipendono dal governo federale. All’inizio dell’anno l’esecutivo ha riproposto alle università il bilancio del 2023 senza aggiornamenti per tenere conto dell’inflazione, che all’epoca sfiorava il 290% su base annua. Molti campus universitari sono così rimasti senza soldi anche per pagare il riscaldamento e l’elettricità fino a quando, dopo una massiccia mobilitazione nazionale della comunità accademica, il governo ha deciso di aumentare le risorse alle università. Ma il conflitto è esploso nuovamente negli ultimi due mesi perché gli stipendi dei professori e del personale amministrativo sono aumentati meno dell’inflazione e per molti ora sono sotto la soglia di povertà. L’opposizione era riuscita a far approvare al Congresso una legge per aumentare i fondi destinati all’istruzione universitaria, ma Milei ha posto il veto su questa iniziativa. Le mobilitazioni di massa dagli atenei sono quindi ricominciate e sono destinate a diffondersi in tutto il Paese.
Milei ha eliminato il ministero delle Donne e ha anche chiuso il sottosegretariato per la Protezione contro la violenza di genere, nonostante i femminicidi siano una piaga nazionale. La sua amministrazione ha diminuito le misure destinate ad aiutare le donne che subiscono abusi, dalle linee telefoniche di assistenza alle vittime di violenza di genere ai programmi di sostegno economico alle vittime di violenza domestica. Milei ha deciso questi tagli probabilmente non solo per ridurre il disavanzo di bilancio, ma anche per la sua posizione ideologica. Recentemente l’Argentina è stato l’unico Stato membro del G20 a non sottoscrivere il documento “Gender Equality and the Empowerment of Women” proposto dal Brasile, in qualità di presidente di turno del G20.
I problemi strutturali
La povertà, che oggi ha raggiunto livelli altissimi, negli ultimi 40 anni non è mai scesa sotto il 25%. Un recente rapporto della Banca mondiale identifica quattro fattori che ne hanno ostacolato la riduzione. Primo, l’elevata inflazione che colpisce in particolare le famiglie più povere, che spendono una quota maggiore del loro reddito in cibo e prodotti di base. Secondo, gran parte della popolazione argentina lavora nel settore informale o come lavoratore autonomo, con occupazioni spesso precarie e mal pagate. In terzo luogo, sebbene la povertà sia maggiore tra i bambini e i giovani, la spesa sociale è orientata verso la popolazione anziana. Infine, gli eventi meteorologici estremi, come siccità e inondazioni, colpiscono in modo sproporzionato la popolazione più vulnerabile. Pertanto, con la stabilizzazione economica e la riduzione dell’inflazione, l’amministrazione Milei sta facendo un passo importante sulla via della riduzione della povertà. Tuttavia, il consolidamento fiscale non sta proteggendo i più deboli e i tagli alla spesa in istruzione e sanità rischiano di impedire la formazione di un capitale umano migliore, che consenta agli argentini di passare dal settore informale a quello formale. La situazione dell’istruzione è già preoccupante: tra i paesi a reddito pro-capite medio e alto, l’Argentina è l’unico paese dove la percentuale dei giovani con un titolo universitario è minore oggi rispetto alla generazione precedente (dati OCSE).
“La strana alleanza tra pensionati e ultras di calcio in Argentina”,
tratto da il Post del 13 marzo 2025
Si è vista mercoledì durante una manifestazione di fronte al parlamento: c'entra una lunga tradizione di sinistra dei gruppi ultras di Buenos Aires.
Un tifoso argentino manifesta contro il governo di
Javier Milei il 12 marzo 2025 a Buenos Aires
(AP Photo/Natacha Pisarenko)
Ogni mercoledì a
Buenos Aires, in Argentina, gruppi di pensionati si incontrano davanti al
parlamento per protestare contro i tagli alle pensioni e ad alcuni programmi di
welfare decisi dal presidente ultraliberista di destra Javier Milei. Ieri la
manifestazione è stata però diversa dal solito, perché in modo inusuale assieme
ai pensionati c’erano anche molti ultras di squadre di calcio argentine, tra
cui alcuni delle due più famose, il River Plate e il Boca Juniors, entrambe
della capitale. Le proteste si sono trasformate in scontri
violenti con la polizia, in cui sono state ferite
46 persone e ne sono state arrestate 124.
Quella del 12 marzo non è stata comunque la prima partecipazione di ultras alle proteste dei pensionati. Qualche settimana fa erano circolate le immagini di agenti che maltrattavano Carlos Dawlowfki, un pensionato di 75 anni che in quel momento indossava la maglia del Chacarita Juniors, una squadra di Buenos Aires che gioca nella seconda serie argentina. Il video si era diffuso tra la tifoseria della squadra, e il mercoledì dopo alcuni ultras del Chacaritas si erano già uniti alla manifestazione, come segno di solidarietà e con l’idea di «proteggere gli anziani».
Nel video qui sotto si vedono gli ultras del Chacaritas che partecipano alla manifestazione di mercoledì 5 marzo, quando già c’erano stati scontri con la polizia.
Nei giorni successivi era cominciata una grossa campagna social tra i gruppi ultras di sinistra di tutte le squadre di Buenos Aires, che sono numerosissime tra prima e seconda divisione: gli ultras di River Plate, Boca Juniors, Independiente, Racing, San Lorenzo, Vélez Sarsfield e Huracán, tra le altre, hanno iniziato a mobilitarsi usando slogan come «I vecchi non si toccano», «I prossimi vecchi siamo noi» e a diffondere volantini per incoraggiare i tifosi a manifestare.
Molti gruppi di tifosi e di ultras, in Argentina, hanno una lunga tradizione di sinistra e sono politicamente vicini al peronismo, il movimento di sinistra che governò a lungo il paese prima dell’arrivo di Milei e che ora è all’opposizione.
Quella del 12 marzo non è stata comunque la prima partecipazione di ultras alle proteste dei pensionati. Qualche settimana fa erano circolate le immagini di agenti che maltrattavano Carlos Dawlowfki, un pensionato di 75 anni che in quel momento indossava la maglia del Chacarita Juniors, una squadra di Buenos Aires che gioca nella seconda serie argentina. Il video si era diffuso tra la tifoseria della squadra, e il mercoledì dopo alcuni ultras del Chacaritas si erano già uniti alla manifestazione, come segno di solidarietà e con l’idea di «proteggere gli anziani».
Nel video qui sotto si vedono gli ultras del Chacaritas che partecipano alla manifestazione di mercoledì 5 marzo, quando già c’erano stati scontri con la polizia.
Nei giorni successivi era cominciata una grossa campagna social tra i gruppi ultras di sinistra di tutte le squadre di Buenos Aires, che sono numerosissime tra prima e seconda divisione: gli ultras di River Plate, Boca Juniors, Independiente, Racing, San Lorenzo, Vélez Sarsfield e Huracán, tra le altre, hanno iniziato a mobilitarsi usando slogan come «I vecchi non si toccano», «I prossimi vecchi siamo noi» e a diffondere volantini per incoraggiare i tifosi a manifestare.
Molti gruppi di tifosi e di ultras, in Argentina, hanno una lunga tradizione di sinistra e sono politicamente vicini al peronismo, il movimento di sinistra che governò a lungo il paese prima dell’arrivo di Milei e che ora è all’opposizione.